Togliete quella plastica

È facile sostituire la plastica?

Buongiorno amici,

se avete letto “l’articolo” dello scorso venerdì, avete capito che il tema di questo mese è il packaging, e avete anche potuto leggere le varie funzioni; vi siete fatti un’idea di quanto sia difficoltoso scegliere una confezione adeguata. Attualmente ci troviamo in un momento storico in cui tutti richiedono a gran voce la sostituzione della plastica con un altro materiale, ma è semplice?

Cerchiamo brevemente di capire perché la plastica si è diffusa così tanto, anche nel mondo degli alimenti: i polimeri plastici sono estremamente performanti; consentono infatti di ottenere materiali rigidi, o flessibili, resistenti a temperature sia alte che basse. La plastica è leggera, resistente, igienizzabile, stampabile, può essere colorata o trasparente, alcuni polimeri possono essere riciclati. Come però sappiamo, uno smaltimento scorretto, porta alla generazione di rifiuti molto difficili da degradare: la plastica non è compostabile, deriva dal petrolio, e seppur riciclabile non è rigenerabile al 100%.

Sostituire la plastica però non è sempre semplice, soprattutto se abbiamo a che fare con un alimento; ricordiamoci tutte le funzioni che una confezione deve avere: protezione, praticità, sicurezza.

L’alimento è un prodotto che, tal volta, può considerarsi ancora metabolicamente attivo (pensiamo ai prodotti orto-frutticoli), o che presenta comunque un’attività enzimatica e microbiologica, che influenza sulla conservazione del prodotto, e che porta a preferire materiali con certe caratteristiche.

Possiamo fare delle vaschette in cartone per conservare la carne? Anche se si potesse, come chiudiamo la vaschetta? Se utilizzassimo un coperchio anch’esso in cartone, otterremmo una confezione completamente opaca, dove il prodotto non sarebbe visibile… comprereste una fettina di carne, alla cieca? Se foste disposti ad acquistarla, pensate che una confezione in carta offri le stesse performance di una in plastica, in termini di conservazione?

Questi voglio solo essere degli spunti di riflessione; non di certo si vuole affermare l’impossibilità della sostituzione, ma vogliamo cercare di tenere in considerazione i diversi quesiti davanti ai quali un’azienda si ritrova.

Quello che si può sicuramente affrontare e combattere è il problema dell’OVER-PACKAGING, ovvero il packaging “in eccesso”. Pensiamo a queste due situazioni di esempio:

  1. Confezione a sacchetto, chiuso formando il “ciuffo” a caramella (foto 1): tutta la parte di materiale plastico che va a formare il “ciuffo”, è inutile. Infatti, non sta proteggendo o contenendo il prodotto, e rende anche difficoltosa l’esposizione nei punti vendita.
  2. Confezioni mono-dose: pensiamo a quei prodotti contenuti in un involucro, avvolti da un altro film, e a loro volta inseriti in un ulteriore pacchetto. Sono tutti necessari questi strati?

Il mercato è senza dubbio in fermento: speriamo che bio-plastiche e materiali sostituitivi possano affermarsi; nel frattempo cerchiamo di evitare le confezioni caratterizzate dall’over-packaging, ed impariamo ad usare i cestini, e possibilmente ad usarli correttamente (raccolta differenziata).

Valentina

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