PERCHE’ NON CI PIACE IL GRANO ESTERO

Oggi parliamo di un tema di cui sicuramente avete già sentito parlare; molto probabilmente avrete già la vostra opinione in merito, e qui troverete in po’ di spunti che potranno confermarla o farvi riflettere. 

Voglio parlarvi del grano italiano.

Con due decreti interministeriali, i ministri Martina e Calenda, nel 2017, hanno reso obbligatoria l’indicazione di origine del grano (per l’etichettatura della pasta di semola di grano duro), e del riso.

Sul sito del MIPAAF, troviamo la seguente dichiarazione: “…Oltre l’85% degli italiani considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per la pasta e il riso. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online…a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini…”.

Che la sicurezza alimentare sia importante, è una questione assodata, ma pensare che la sicurezza sia solo legata all’origine degli ingredienti è una questione sbagliata.

Non possiamo pensare che i prodotti italiani siano necessariamente più sicuri di quelli provenienti da altri paesi UE, soprattutto se consideriamo che negli altri paesi europei vigono le medesime regolamentazioni comunitarie.

Questo è ancora più vero quando parliamo di materie prime, come il grano, per le quali l’Italia non è autosufficiente. Ciò significa che necessariamente si ha una dipendenza da paesi esteri: l’Italia importa strutturalmente circa il 60% di grano tenero, ed il 40% di grano duro.

La motivazione è abbastanza semplice: produciamo più prodotti a base di farina, di quanta riusciamo ad ottenerla dal nostro grano.

Aumentare la quota di grano italiano potrebbe anche essere semplice, infatti basta coltivare più grano; ma siccome le nostre terre non sono infinite, e la maggior parte sono già occupate dall’attività agricola, vuol dire che per aumentare la coltivazione di grano dovremmo andare a diminuire la coltivazione di qualche altro prodotto. A questo punto, come colmare la carenza di questo “altro prodotto” ? …acquistandolo dall’estero! 

Ci sarebbe anche poi da aprire una lunga parentesi sulla reale qualità del grano italiano ed estero: stiamo parlando di un cereale, ovvero una commodity, che quindi non cambia la sua qualità in base all’ambiente in cui cresce. Con questo non si vuole sminuire l’ottimo lavoro di molti coltivatori italiani, che si impegnano con pratiche etiche e sostenibili, ma si vuole far capire come non bisogna confondere gli argomenti: un conto sono le pratiche agricole, un altro la qualità specifica del prodotto e l’interazione tra questi due elementi.


Un parametro qualitativo, importante per il grano duro da utilizzare per la pasta è il contenuto di proteine e di glutine: sappiate che in genere, su questo punto, i grani canadesi ad esempio sono molto performanti.

Riguardo al discorso dei trattamenti chimici concessi in agricoltura, in tutta l’UE vige la medesima regolamentazione; quando acquistiamo invece grano da paesi extra UE, ci sono comunque regole ferree, controlli e contratti di filiera stabili; la maggior parte delle grandi industrie effettua controlli numerosi e giornalieri, e non rischierebbe mai di introdurre grano non conforme.

Inoltre, dobbiamo anche ricordare un’altra questione: si sta cercando di aumentare la produzione di grano duro (perché l’obbligo è solo sulla pasta). Il grano duro è storicamente coltivato al sud Italia, zona più vocata. Attualmente per implementare la produzione si sta coltivando grano duro anche in Pianura Padana. Le diverse condizioni climatiche, con stagioni più umide e piovose, portano statisticamente all’ottenimento di grano maggiormente contaminato da micotossine.

Quindi tutti gli articoli di grandi giornali online, in cui viene pubblicato l’elenco completo delle marche di pasta con grano italiano, gridando quasi al complotto per tutte quelle che invece non le utilizzano, dovrebbero mettere le cose in chiaro e fare una contestual dell’argomento, che permetta di far capire al consumatore come valutare questi dati.

Assolutamente fondamentale la comunicazione al consumatore, bene preferire i produttori locali, ma dobbiamo anche capire che l’Italia non può attualmente produrre il 100% di pasta con grano italiano, e questo non compromette necessariamente la qualità del prodotto finito, perché anche dietro un grano canadese ci può essere un lavoro di gestione e selezione, ed un processo produttivo che saprà fare la differenza.

VALENTINA

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