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RIVALUTAZIONE DEI SOTTOPRODOTTI NELL’INDUSTRIA ALIMENTARE

Ieri ho sostenuto l’esame di ” Valorisation of by-products, application in food industry and crop protection”. Il corso ha avuto lo scopo principale di far capire, in primis, la distinzione tra sottoprodotto e rifiuto, quindi le possibili strategie attuabili per la loro valorizzazione. Il tutto ha sempre avuto come “stella polare” l’attenzione nei confronti dei Sustainable Development Goals (SDGs), creati dalle Nazioni Unite, e da raggiunge entro il 2030; inoltre la valorizzazione dei sottoprodotti è anche in linea con l’ European Green Deal.

Un importante aspetto affrontato nelle lezioni è stato quello di andare a definire il concetto di “SVILUPPO SOSTENIBILE”: con il termine “sostenibilità” spesso pensiamo solo all’impatto ambientale, ma tale concetto include anche aspetti sociali ed economici. Questo è ben evidente anche negli SDGs incentrati proprio su tematiche importanti come la fame, la povertà, il rispetto dell’ambiente, il progresso economico.

Riguardo al concetto di “sottoprodotto” in Italia vi è una specifica definizione legale, presentata nel Decreto 246/2016.

Il sottoprodotto è un prodotto che si ottiene INVOLONTARIAMENTE durante il processo produttivo di un prodotto primario, e che viene considerato diversamente da un rifiuto.

Esso dev’essere sicuro per l’uomo e l’ambiente, ottenuto solo con le “normali pratiche industriali”, e destinato ad un utilizzo certo.

Per valorizzare i sottoprodotti è fondamentale applicare la “Recovery Strategy”, che parte dall’identificazione del sottoprodotto, per arrivare a definire le modalità di stabilizzazione, la disponibilità nel tempo e nello spazio e ovviamente la caratterizzazione chimico-fisica. Quest’ultimo aspetto è fondamentale per arrivare a capire quali composti poter estrarre e con quali tecnologie.

La tematica della valorizzazione dei sottoprodotti torna per altro anche nel progetto di “Design and Development of an Innovative Food Product”, che sto seguendo con altri 4 colleghi da circa 6 mesi. Insieme abbiamo lavorato per valorizzare due sottoprodotti vegetali, importanti per l’industria alimentare italiana: le brattee esterne del carciofo e le bucce di pomodoro, creando due salse vegane e prive di allergeni, e proponendo uno studio di fattibilità che discuteremo il 24 giugno 2021.

Ricordiamo che l’Unione Europea ha l’obiettivo di ridurre del 30% l’ammontare di rifiuti generati entro il 2025, per raggiungere il 50% nel 2030: una soluzione è iniziare a vedere i rifiuti come “materie prime secondarie”, per nuovi processi!

Qui le slides della mia presentazione su un caso studio che ho analizzato. Questo studio propone il recupero di carotenoidi dai sottoprodotti dell’estrazione del succo di carota. In questo articolo non solo si sfruttavano i sottoprodotti per ricavare componenti utili, ma si utilizzava anche un solvente alternativo a quelli convenzionali: l’olio di lino. In questo modo si ottiene un olio arricchito di carotenoidi, da utilizzare direttamente come fonte di componenti bioattive.

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